DISCORSO INTORNO ALLE IMAGINI
SACRE E PROFANE. Per commissione di Monsignore Illusrrissimo e Reverendissimo
Card. Paleotti Viscovo di Boogna. Bologna, 1582. Fondazione Memofonte onlus
Studio per l’elaborazione informatica delle fonti storico-artistiche.
“L’una
perché, sì come degli oratori è stato scritto che, per riuscire grandi et
eccellenti, debbono essere versati in ogni facoltà e scienza, poi che di tutte
le cose può occorrere loro di dover ragionare e persuadere il popolo; così
pareva si potesse dire della pittura, la qual essendo, come un libro popolare,
capace d’ogni materia, sia di cielo o di terra, di animali o di piante, o
d’azzioni umane di qualunque sorte, richiedesse insieme che il pittore, al
quale appartiene il rappresentare queste cose, fosse di ciascuna, se non
compitamente erudito, almeno mediocremente instrutto o non affatto imperito;
come degli architetti ancora anticamente fu lasciato scritto. “
"Trattandosi ora della origine delle imagini, ci pare opportuno di considerare insieme alcune cose della conformità che tengono coi libri, poi che veggiamo che gli autori sacri et i gentili, parlando delle imagini, non solo le accoppiano spesse volte coi libri, assomigliandoli insieme, ma ancor il nome dato da’ Greci allo scrittore, che è γραφεύς, l’hanno attribuito parimente al pittore, et il nome γραφή alla scrittura et alla pittura, e la voce γραφίς overo γραφεῖον, secondo alcuni, così alla penna o altro istrumento con che si scrive, come al pennello con che si dipinge49: talché sono state chiamate le ima [p. 143] gini stesse ora libri mutoli, ora scrittura popolare, dicendo S. Basilio50: Quae sermo historiae per auditum exhibet, ea pictura tacens per imitationem ostendit; et il Damasceno51: Quia non omnes literas norunt, neque lectioni incumbunt, patres nostri consenserunt haec in imaginibus repraesentari; e S. Gregorio52: Quod legentibus scriptura, hoc et idiotis praestat pictura; quia in ipsa ignorantes vident quid sequi debeant, in ipsa legunt qui literas nesciunt."
